5 ascolti (rigorosamente domestici) di musica classica a tema, aspettando che il coronavirus ci abbandoni

Non tutti i mali vengono per nuocere: è vero anche che la musica da malattie, piaghe ed epidemie ha da sempre tratto una fonte di ispirazione spesso straordinaria; chi ci dice non sia lo stesso per il coronavirus? Ecco allora una piccola escursione (con mascherina) lunga tre secoli e in dodici tappe fra pestilenze e colera, invocazioni e preghiere a santi protettori e messe di ringraziamento, utile, se non a far dissolvere il virus, a proteggere dalla noia nei giorni di quarantena.

Dopo le musiche da coronavirus pop, una playlist classica per gli ascolti domestici aspettando che il virus ci abbandoni. Un percorso in musica dalle tenebre alla luce. 

1.Gustav Mahler, Quinta Sinfonia (Adagietto) 

Mahler malgré lui. Parlando di Morte a Venezia e dell’epidemia di colera che spegne il sogno di bellezza di Gustav von Aschenbach nelle calli di una Venezia decadentissima, più che all’ultima opera di Britten si pensa al film di Luchino Visconti e alla musica indissolubilmente legata a quelle immagini. 

2. Amilcare Ponchielli, I promessi sposi (Don Rodrigo e Coro, “Il nappo spumante”)

Si dice peste e si pensa immediatamente a Manzoni e ai suoi Promessi sposi. E siccome nell’Italia ottocentesca il romanzo ha sempre la sua declinazione melodrammatica, occorre rivolgersi ad Amilcare Ponchielli, che rivela il contagio del villain dell’opera, Don Rodrigo, dopo il festoso brindisi “Il nappo spumante m’invita al piacer”. Poteva essere altrimenti? 

3. Georg Friedrich Händel, Israel in Egypt 

Il catalogo più esaustivo delle sciagure umane è nella Bibbia, nel libro dell’Esodo. Sono sette le piaghe d’Egitto e fra queste non manca, ovviamente, la peste. Nell’oratorio Israel in Egypt Händel le rappresenta con una sintesi musicale straordinariamente vivida. 

5. Cezar’ Antonovič Kjui, Il festino in tempo di peste (La canzone del Presidente) 

La fonte è una delle quattro Piccole tragedie di Puškin. La storia è quella di un gruppo che si trova a un banchetto per ricordare un amico scomparso nella Londra del 1665. La peste infuria in città, passano i carri funebri accanto al luogo del festino, ma Walsingham, il Presidente, canta un inno in onore della peste e così si esorcizza la paura: “Gloria a te, o Peste, non temiamo il buio della tomba, il tuo richiamo non ci spaventa!” Una delle cose più terribili e stregonescamente suggestive mai uscita dalla penna di Puškin, si è scritto.